Greta Ziveri

I giovani e la voglia di tornare alla normalità.

Greta ci racconta Connessioni: il progetto che mette il benessere dei giovani al centro

"Vedevo mio figlio 6 ore davanti allo schermo senza muovere un dito: l'interesse e l'apprendimento è ovvio che calino. Non sono stati due anni semplici, non è stato come se i ragazzi avessero frequentato la scuola normalmente"

Greta, addetta Contabilità Generale di Parmacotto Group e mamma di un ragazzo adolescente, ci racconta del lockdown e di come il benessere delle comunità in cui si vive sia importante.

Benessere significa equilibrio, trovare il giusto connubio tra sfera psicologica e fisica. Riuscire a conciliare tutto per arrivare a un generale benessere. Non è facile. C'è un tema di tempo e uno di priorità: io cerco di non far mancare niente a nessuno. Anche se ora che mio figlio ha un'età più gestibile sto riuscendo a pensare più a me stessa.

Greta Ziveri Parmacotto Group

Benessere delle comunità secondo Greta

Il benessere lo si evince da tante cose, in ogni campo, in ogni settore della nostra vita. L'obiettivo è trovarlo. Oggi più che mai, a seguito della pandemia, ci siamo resi conto di quanto la salute e il benessere siano delle priorità.

Per contribuire ad una buona salute, oltre all'attività fisica, è fondamentale una buona alimentazione. Lavorando in un Gruppo che cerca in tutti i modi di contribuire al benessere a tavola, questo è un argomento che sento molto vicino.

Poi i rapporti con gli altri: io personalmente cerco di essere solare e di vedere sempre il lato positivo.

La pandemia

Durante la pandemia ci siamo resi conto di quanto sia fondamentale non sottovalutare nulla. Pensiamo alla prevenzione, anche per i giovani: prevenzione dal punto di vista medico, alimentare, dello stile di vita, del non esagerare con le cose che fanno male. È difficile perché si tende a pensarci sempre dopo.

Durante la prima ondata è stato rincuorante vedere il senso di umanità che si è creato all'interno delle comunità: a partire dai piccoli negozi che si sono resi disponibili nel reinventarsi e organizzarsi con consegne a domicilio per andare incontro a tutti, in particolare agli anziani e a chi era in maggiore difficoltà. Un senso di appartenenza molto forte.

Greta Vizeri racconta il progetto Connessioni

I giovani e le ripercussioni del Covid

La Dad ha portato a dover gestire diverse difficoltà di apprendimento a livello materiale. Proprio per le difficoltà anche dei professori più anziani a gestire gli strumenti informatici. Non tutti erano in grado di coinvolgere i ragazzi in modo più interattivo per mantenere alto l'interesse. Vedevo mio figlio 6 ore davanti allo schermo senza muovere un dito: l'apprendimento è ovvio che cali. In primis per le paure che la pandemia ha tirato fuori: mio figlio ad esempio è più timoroso. Pian piano si sta tornando alla normalità, ma sarà difficile dimenticarsi completamente questo stop e questa "bolla" in cui abbiamo vissuto.

Però sono altrettanto convinta che i giovani, rispetto a noi adulti, abbiano una maggiore capacità di adattamento e sanno reagire alle situazioni in modo più spiccato. Penso che avranno ancora più voglia di prendere in mano la propria vita, cercando di recuperare il tempo perso; rimarrà un'esperienza sì negativa, ma potrà essere d'aiuto per la loro crescita e per dare la giusta priorità ai valori, come appunto la salute e i rapporti con le persone.

Anche se tra qualche anno rimarrà solo un lontano ricordo, lascerà comunque il segno.

Connessioni

"Connessioni" è stato un regalo che l'azienda ha voluto fare a noi dipendenti e ai nostri familiari per farci capire che non eravamo soli nel vivere questa situazione difficile; il progetto ci ha fornito qualche strumento in più per cercare di affrontare meglio la situazione dovuta al lockdown.

L'obiettivo è condividere esperienze, soprattutto oggi che la socialità è difficile. Eravamo tutti in difficoltà, ho apprezzato molto sia il gesto che lo sviluppo del progetto.

Mi sono sentita subito coinvolta, perché nelle parole dei professionisti che ci hanno spiegato i disagi dei ragazzi ritrovavo quello che stavo vivendo con mio figlio. Ho cercato di trarre spunti, consigli, per cercare di aiutare ed essere vicina a mio figlio; cercando di guardare con un occhio più critico tutti i suoi comportamenti, per capire se poteva esserci qualche disagio. Ascoltando le storie degli altri ho capito che c'era chi viveva situazioni più drammatiche della mia. Il progetto, ora solo per i dipendenti, un giorno potrebbe essere aperto a tutti: ci ha dato una base scientifica con esperti professionisti, è stata una sicurezza ascoltare voci sul campo che ci hanno dato fiducia e strumenti importanti da poter seguire.

Il coraggio di essere buoni

Cos'è per me il coraggio di essere buoni? Usare la gentilezza, che non è una pratica scontata nel mondo di oggi. Avere il coraggio di essere buoni è una bella sfida: alla fine sono convinta che essere gentili e cercare di aiutare il prossimo siano qualità vincenti, sempre e su tutto. In tutti gli ambiti della mia vita cerco di mettere in campo questa cosa, sia come mamma che come collega. Penso che se ognuno di noi mettesse il proprio piccolo contributo di gentilezza sarebbe un mondo migliore.

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